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NOICATTARO


MAPPA

 

STORIA

 

Di origine molto antica – nella zona sono state rinvenute tombe con suppellettili del VII secolo a. C. – è menzionata dal Medioevo con il nome di Noja. Prese l’attuale denominazione nel 1863: da Nohe e Katry (o Cattaro), il vicino villaggio abitato da profughi dalmati, distrutto nell’anno Mille. Nel Duecento fu eretto il suo più importante edificio di culto, la matrice di Santa Maria della Pace. Nel 1472 fu proclamata patrona cittadina la Vergine del Carmelo, per la quale gli abitanti conservano una particolare devozione. Nel Seicento fu infeudata ai Carafa, ai quali subentrarono i Borbone. Fu il secolo della “grande peste”, che qui ebbe tragiche ripercussioni demografiche, economiche e culturali: per il timore del contagio, attorno alla città fu stretto un rigido cordone sanitario e il re di Napoli ordinò che fosse bruciato tutto ciò che era venuto a contatto con il morbo, per cui andò persa anche buona parte del patrimonio artistico. Nel Settecento soffrì una terribile invasione di cavallette e un periodo di alluvioni e gelate. L’Ottocento la vide protagonista di associazioni antiborboniche. Divenuto comune autonomo dopo l’Unità d’Italia, progredì rapidamente in ogni ramo economico, ma soprattutto nelle attività agricole. Intorno agli anni Venti del Novecento gli ingegnosi agricoltori realizzarono i primi impianti di vite a tendone, per la produzione dell’uva da tavola, che avrebbe rappresentato la principale risorsa cittadina, grazie anche alla perforazione di pozzi artesiani per usi irrigui e a una continua ricerca tecnologica e genetica. Negli ultimi decenni del Novecento è diventata una delle città più importanti d’Italia per la produzione e l’esportazione di uva da tavola. Ha dato i natali ai pittori Giambattista Vinacci, del Seicento, e Giuseppe De Mattia, dell’800; al drammaturgo Davide Gallo, del Seicento; allo scienziato Nicola Pende (1880-1970), che avviò i primi studi sulle ghiandole endocrine e gli ormoni; al letterato Sebastiano Tagarelli (1900-1983).

ARTE

 

In un itinerario enogastronomico pugliese non si può non passare da Noicàttaro (Nou in dialetto) che con i suoi 25.999 abitanti, 1.782 aziende agricole e 3.299 ha di superficie agricola, è il centro italiano di produzione e trasformazione dell'uva da tavola con maggiore esportazione. Di origine molto antica (sono state rinvenute tombe con suppellettili del VII secolo a. C), è menzionata dal Medioevo con il nome di Noja. Prese l’attuale denominazione nel 1863 da Nohe e Katry (o Cattaro), il vicino villaggio abitato da profughi dalmati, distrutto nell’anno Mille.
Il centro antico nojano ha la conformazione di un cuore ed è tutto raccolto intorno alla Collegiata di Santa Maria della Pace (chiesa matrice), eretta in epoca normanno-sveva in stile romanico pugliese. La facciata monocuspide conserva due portali centinati dalle cornici riccamente scolpite ed è fiancheggiata a sinistra dal bel campanile alto 33 metri a monofore e bifore romaniche con archivolti ogivali. All'interno della Collegiata si possono ammirare le tre navate divise da colonne con capitelli intagliati, la cappella del SS. Rosario, con i due pilastri antistanti scolpiti con i profili di due soldati dell'epoca, lo splendido coro ligneo realizzato in massello di noce risalente al 1544, un Crocifisso ligneo policromo del '400, il soffitto plafonato del pittore Michele Sparavilla del 1892 che copre le capriate del tetto, l'affresco bizantineggiante di San Giovanni Evangelista, il ciborio in pietra leccese del 1544, l'altare maggiore in marmo con l'immagine della Madonna della Pace raffigurata dal pittore Umberto Colonna. Il borgo antico è caratterizzato da stradelle e viuzze, scale esterne e camini in muratura che svettano verso l'alto. Le abitazioni, costituite da un'architettura molto povera, sono in pietra viva o tufo e, per la maggior parte, si sviluppano sotto il livello stradale. Ogni tanto l'intrico di stradine si apre in piccole piazze (Largo Pagano) e non passano inosservate le innumerevoli edicole votive, simboli di un popolo molto devoto ai propri santi. Da menzionare tra queste edicole votive quella della Madonna delle Grazie che dà il nome all'omonimo rione.
Appena fuori dal centro storico si apre piazza Umberto I, la più importante piazza della cittadina. Lo slargo non conserva più la sua forma originaria a causa di una ristrutturazione che comportò, nel 1973, l'abbattimento di alcuni palazzi storici e la distruzione di una chiesa cinquecentesca. Attualmente, vi si possono ammirare la torre dell'orologio (1832), la chiesa di Maria SS. Immacolata detta anche "dei Foresi" e un'edicola votiva finemente lavorata con stucchi e adornata da una piccola balconata dov'è presente una statua in cartapesta della protettrice del paese. Sono visibili dalla piazza anche il portale d'ingresso del Castello, sovrastato dallo stemma araldico ducale quadripartito, e quello delle scuderie di accesso al fossato. L'originaria fisionomia del Castello di Noja è andata perduta con il frazionamento della proprietà e le pesanti manomissioni succedutesi. Entrando nell'atrio a sinistra sorge l'edificio del corpo di guardia e, a destra, l'abitazione del castellano che conserva alcuni affreschi e l'imboccatura dei cunicoli che consentivano l'abbandono dell'edificio in caso di pericolo. Il portale di fronte dà accesso a un atrio e allo scalone che conduce agli originari appartamenti ducali. Da qui si possono raggiungere i resti di un bastione difensivo e un residuo dei giardini pensili. Alle spalle di questo edificio si trova l'antica torre normanna di Noja, ormai mozzata. Attorno al perimetro originario del castello, sono visibili ampi tratti dell'imponente fossato di epoca normanna, sul quale si affacciano balconate dalle colonne scandite dallo stemma della famiglia Carafa.
Proseguendo da piazza Umberto I per via Oberdan, sulla sinistra si scorge l'unica fontana ornamentale del paese, detta delle Testuggini. Proseguendo invece in via Carmine vi ritrovate avanti la Chiesa del Carmine, edificata in stile barocco fra il 1587 e il 1636 insieme all'annesso ex convento dei Carmelitani. Il porticato si apre con la facciata costituita da quattro paratie. Ai lati del finestrone centrale ci sono due nicchie che accolgono due santi carmelitani. Il portale d'ingresso è sovrastato da una lunetta su cui è affrescata la Madonna del Carmine. Entrando si ammira subito l'architettura sfarzosa del barocco. Sull'altare centrale settecentesco vi è il quadro della Madonna del Carmine attribuibile all'artista fiammingo Dirck Hendricksz, noto come Teodoro d'Errico. Sono da apprezzare gli affreschi e le tele delle cappelle laterali, in particolare una tela della Sacra Famiglia attribuita a Fabrizio Santafede. Nel 2005, in due grandi nicchie sulla parete di fondo della sagrestia, sono stati rinvenuti due affreschi raffiguranti San Donato vescovo e San Pietro apostolo. Si erge accanto il Palazzo della Cultura, originariamente convento dei Carmelitani Scalzi. L'elegante e lineare facciata neoclassica fu curata dall'architetto Nicola Carelli che la progettò intorno al 1850. La bella struttura è oggi adibita a pubblico contenitore culturale e ospita la Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea.
La Chiesa della Madonna della Lama fu costruita nel 1611 fuori dell'abitato, sul ciglio del letto torrentizio della Lama San Giorgio. Nel 1845 alla chiesa fu affiancato il cimitero comunale utilizzato sino ai primi del '900 e poi abbattuto nel 1940 per far posto al convento agostiniano. La chiesa è nota non solo per essere sede del convento Agostiniano ma è anche fulcro dei riti della Settimana Santa; qui infatti sono custoditi i 10 simulacri in cartapesta leccese di fine '800 raffiguranti i vari momenti della Passione di Gesù Cristo. Sull'altare maggiore ligneo (1980) è posizionato il quadro della Madonna (XV secolo) che, secondo una leggenda, fu trasportato miracolosamente durante un'alluvione sul greto della lama nei pressi della chiesa. Nei sotterranei del Convento annesso sono visibili numerosi ipogei utilizzati nel vecchio cimitero e durante il periodo della Peste del 1815.

NATURA

 

La Lama Giotta, solco erosivo più meridionale tra quelli che partendo dalla Murgia confluiscono verso il centro urbano di Bari, presenta il suo tratto più interessante e maggiormente inciso nel territorio di Noicàttaro, dopo aver attraversato l’area di Turi e Rutigliano; molto interessante per la presenza di tracce dell’antica frequentazione antropica risalente al periodo Neolitico, risulta particolarmente importante come habitat per numerose specie di uccelli, rettili, anfibi e micro mammiferi.

La Lama San Giorgio con le sue antiche vestigia, i terrazzamenti con muri a secco, la chiesetta e l’eremo di San Vincenzo ed un antico tratturo, attraversa i comuni di Casamassima, Rutigliano e Noicàttaro. La lama costituisce una vera micro regione ambientale nella quale sono presenti specie vegetali ed animali uniche al mondo ed a rischio di estinzione, come le orchidee.

Fra le aree verdi riferibili al territorio di Noicattaro, si segnala in particolare il Bosco di Lama Giotta dove, in primavera, si possono ammirare svariati tipi di orchidee.

 

ARTIGIANATO

 

LA PIETRA

TERRITORIO DI RIFERIMENTO

pietra-1Il territorio della Murgia, termine che significa roccia affiorante, è ricco di pietra scavata dall’acqua, terra strappata alla pietra calcarea. Il territorio del GAL Sud Est Barese è caratterizzato dalla presenza di lame, siti archeologici e grotte. Le lame costituiscono in genere dei micro ambienti molto favorevoli all'antropizzazione, per la presenza di acqua, di terreni particolarmente fertili, di un microclima temperato e perché costituiscono vie di comunicazione naturali. La Lama Giotta, solco erosivo più meridionale tra quelli che partendo dalla Murgia confluiscono verso il centro urbano di Bari, presenta il suo tratto più interessante, e maggiormente inciso, nel territorio del Comune di Noicattaro, dopo aver attraversato l’area dei Comuni di Turi e Rutigliano, territorio a sua volta attraversato dalla lama di Mosca (tratto iniziale di lama Giotta), a nord del centro abitato, e lama dell'Annunziata, a sud del centro urbano, importanti connessioni ecologiche tra le aree interne e la costa. Le due lame costituiscono le uniche aree relitte dell’originario paesaggio naturale dell’area. Fra i siti archeologici: l'antica città di Azetium, unica area, sita nel comune di Rutigliano, in cui è riscontrabile un insediamento ininterrotto dal Bronzo Finale, per tutta l'età antica, fino all'alto Medioevo e l’area di Curtomartino, giacimento archeologico risalente al Paleolitico sito nel territorio di Acquaviva delle Fonti, che costituisce un caso assolutamente unico in questo territorio e nella Murgia in generale.

 

MATERIALI

pietra-2La pietra calcarea caratterizza il territorio del GAL Sud Est Barese e del territorio pugliese in generale. Pietra antica che conserva la sua autenticità e che grazie alla sua storia e alla sua nobile conservazione risulta essere un materiale unico, utile ed affascinante grazie all'emozione che trasmette di ritornare al passato ed immortalare la storia. I banchi calcarei superficiali della pietra, più morbidi, sono utilizzati per l'estrazione di pietra da utilizzare per realizzare sculture e decorazioni.

 

TECNICHE DI LAVORAZIONE

pietra-3Le mani sapienti degli artigiani con uno scalpellino trasformano la pietra in opere d’arte che caratterizzano l’artigianato artistico tipico del territorio del GAL Sud Est Barese.
Negli ultimi anni si è assistito ad un ritorno d’interesse alla lavorazione di questo materiale, sia per l’architettura che per gli oggetti di artigianato. La lavorazione avviene ancora quasi interamente a mano con metodologie tramandate da generazioni, con l'utilizzo di vecchi arnesi di lavorazione quali scalpello, sega, pialla e raspa, lasciando all'abilità dell'esperto artigiano e alla sua creatività, l'elaborazione di oggetti unici nel suo genere, dai portacenere ai tavolini, fino alle sculture.

 

PRODOTTI TIPICI

 

L'UVA (l'uve)

TERRITORIO DI RIFERIMENTO

uvaConsiderata dagli antichi il cibo degli Dei per via della sua difficile tecnica di coltivazione, l’uva da tavola ha da sempre accompagnato l’evoluzione dell’uomo. In Puglia le prime coltivazioni risalgono a più di mille anni fa, attestando in particolare il sud est barese come una delle aree geografiche a più alta vocazione vitivinicola.
Oggi sono diverse le varietà coltivate nel territorio, in particolare nell’area tra Noicattaro, Rutigliano e Conversano. Le varietà più diffuse sono la Regina, la Black Magic, la Red Globe e la Victoria, ciascuna con importanti radicamenti storico culturali. Tra le diverse cultivar tuttavia la più famosa è indubbiamente quella Italia, un’uva bianca con semi caratterizzata da un grappolo grande del peso medio di circa 800-900 grammi di colore giallo. Si conserva bene sulla pianta con copertura di film di plastica e la sua commercializzazione avviene dall’inizio della seconda decade di agosto fino a metà gennaio.

 

PROPRIETÀ NUTRIZIONALI

L'uva pugliese, in particolare la qualità Italia, è estremamente digeribile e possiede numerose proprietà terapeutiche, svolgendo un'azione lassativa e diuretica, utile per combattere dispepsia, emorroidi, calcolosi urinaria e delle vie biliari. Attiva inoltre le funzioni epatiche, facilitando la digestione e contribuisce a ridurre il livello di colesterolo nel sangue e ad eliminare l'acido urico. L'uva si consuma fresca o nelle macedonie, può essere inoltre utilizzata nella preparazione di dolci, marmellate, gelatine e sorbetti.

 

RICETTARIO

torta-uva-biancaTORTA DI UVA BIANCA

INGREDIENTI

  • 500 gr. di uva bianca
  • 300 gr. di farina
  • 100 gr. di zucchero
  • 70 gr. di olio
  • 200 gr. di latte
  • 2 uova
  • 1 bustina di lievito in polvere per dolci
  • 1 bustina di zucchero a velo
  • scorza di limone grattugiato q.b.
  • 1 pizzico di sale

PROCEDIMENTO

Tagliate gli acini di uva bianca per il lungo e aiutandovi con la punta di un coltello eliminate i semini. In una terrina a parte montate con un frullino elettrico le uova con lo zucchero e un pizzico di sale che aiuterà il composto a montare. Il composto è pronto quando scrive, quando cioè sollevando le fruste si crea un filo uniforme di composto. Aggiungete la farina e il lievito setacciati inglobandoli lentamente nel composto. A questo punto aggiungete il latte, l'olio, la buccia del limone grattugiata finemente e frullate ancora il tutto con il frullino elettrico. Dopo aver imburrato e infarinato una teglia da 26 cm. versate dentro il preparato e inserite gli acini di uva bianca leggermente dentro alla torta in modo che rimangano fuori a metà. Preriscaldate il forno a 180° e lasciate cuocere la torta per 30 minuti circa. Non tutte le ricette di frutta per la torta di uva bianca richiedono lo zucchero a velo: se lo aggiungete a fine cottura sarà una golosità in più.

 

 

VIRTUAL TOUR

 

 

 

 

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