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IL TERRITORIO DEL GAL SUD EST BARESE

Scopri la storia, l'arte, la cultura, l'enogastronomia dei 9 comuni del GAL

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Acquaviva delle Fonti

Il cuore della terra della cipolla rossa. In piazza si ammira la cassa armonica, un gioiello di pietra dedicato alla musica tra i palazzi del centro.

Le sue origini risalgono al VII secolo d.C. Le sorgenti perenni, esistenti nel luogo in cui fu costruita, hanno dato origine al nome di Acquaviva delle Fonti. Subì l’invasione dei Saraceni, che la devastarono per ben due volte. Nel Medioevo vi dominarono i Normanni, che la fortificarono con un castello. Successivamente fu feudo dei Del Balzo, degli Acquaviva d’Aragona conti di Conversano, dei Colonna, degli Spinelli e dei De Mari. Questi ultimi costruirono, verso la fine del XVII secolo, sui ruderi dell’antico castello normanno, il cosiddetto “Palazzo del Principe”, un magnifico esempio di stile barocco.

 

UN NOME SCRITTO NELL'ACQUA: DALLE ORIGINI AI NORMANNI
Le origini di Acquaviva delle Fonti si perdono nei secoli, ma il suo destino era già scritto nel sottosuolo: sono state le sue preziose sorgenti perenni a trasformarla da un insediamento rurale a un'oasi di vita.
Questa ricchezza, però, attirò presto sguardi feroci. Nel corso dei secoli, la cittadina dovette subire la furia dei Saraceni, che la devastarono per ben due volte. A portarle sicurezza ci pensarono i Normanni nel Medioevo, i quali decisero di blindare la città dotandola di un imponente castello fortificato.

L'EPOCA DEI FEUDI E LO SPLENDORE DEL "PALAZZO DEL PRINCIPE"
Da quel momento, Acquaviva divenne un ambìto trofeo per le più grandi dinastie nobiliari dell'epoca: dai Del Balzo agli Acquaviva d’Aragona (conti di Conversano), passando per i Colonna e gli Spinelli, fino ad arrivare ai genovesi De Mari. Furono proprio questi ultimi, verso la fine del XVII secolo, a volere il capolavoro architettonico della città.
Sui resti dell'antico castello normanno, i De Mari edificarono il monumentale Palazzo del Principe: un gioiello barocco talmente maestoso e imponente da sembrare una reggia reale trapiantata nel cuore della Puglia.

EROISMO E RINASCITA: TRA SETTECENTO E OTTOCENTO
Il passaggio al nuovo secolo fu segnato dal fuoco.
Nel 1799, durante i moti della Repubblica Napoletana, Acquaviva subì il violento assedio delle truppe sanfediste del cardinale Ruffo. La città non si piegò facilmente e passò alla storia per un'eroica e disperata difesa guidata dai suoi stessi cittadini.
Superato il trauma della guerra, l'Ottocento portò con sé una vera e propria primavera economica: grazie alla straordinaria fertilità della sua terra e all'ingegno dei suoi agricoltori, Acquaviva si trasformò in un fiorente polo agricolo, celebre in tutta la regione.

IL NOVECENTO E LA VOCAZIONE DELLA CURA: IL MIULLI
Il XX secolo si aprì con un evento che avrebbe ridefinito per sempre l'identità e l'economia della città. Il 26 aprile 1909 posò la prima pietra il cantiere dell'Edificio Monumentale dell'Opera Pia Spedale Miulli.
Le radici di questa istituzione affondavano in realtà nel Settecento, nate dal cuore e dal generoso lascito testamentario dell'avvocato Francesco Miulli. Completato nel 1915 e costantemente modernizzato nel secondo dopoguerra, l'ospedale è cresciuto fino a diventare un'eccellenza sanitaria a livello sovraregionale. Oggi il Miulli non è solo un punto di riferimento medico, ma il vero motore occupazionale e sociale della città, affiancato da un'agricoltura e un'industria sempre vive.

FIGLI ILLUSTRI E ANEDDOTI DI CORAGGIO
Acquaviva è stata anche terra di spiriti indomiti. Tra i suoi figli più celebri spiccano: Colantonio Felci, un vero e proprio eroe d'altri tempi che nel 1594, con una mossa strategica e coraggiosa, riuscì a cacciare i Turchi che minacciavano Taranto; Francesco Antonio Pepe, insigne giurista che perse la vita difendendo gli ideali di libertà durante i drammatici moti del 1799.

 

TRA STORIA E ARCHEOLOGIA: LE ORIGINI DI ACQUAVIVA
Acquaviva delle Fonti, adagiata a circa 300 metri di altitudine sulla Murgia barese, deve il suo nome alla generosa falda acquifera che scorre nel suo sottosuolo. Nota oggi per il prestigioso Ospedale Regionale "Francesco Miulli" (le cui prime origini risalgono addirittura al 1158), la cittadina vanta una storia millenaria.
Il sito archeologico di Salentino, infatti, conferma la presenza di una comunità agricola già nell’età del Bronzo. Questo antico insediamento raggiunse il massimo splendore tra il VI e il IV secolo a.C., lasciando tracce di abitazioni e aree di culto i cui preziosi reperti e corredi funebri sono oggi custoditi nel Museo archeologico delle Fonti "Austacio Busto" che raccoglie testimonianze di diverse epoche, dalla Preistoria fino all’età moderna.

PALAZZO DE MARI: DA FORTEZZA A DIMORA SIGNORILE
Nel cuore di Acquaviva svetta l'elegante Palazzo De Mari. L'edificio ingloba l'antico castello normanno del XII secolo, di cui conserva la pianta quadrilatera con le torri angolari.
Nel corso dei secoli, la fortezza medievale si è trasformata in una splendida residenza nobiliare. Se l'avvio del cambiamento si deve alla dinastia degli Acquaviva d’Aragona, il culmine della metamorfosi fu raggiunto con i De Mari di Genova a partire dal 1623. La famiglia ampliò i volumi del palazzo ricavando una galleria dipinta (oggi Sala del Consiglio Comunale) e una sala teatrale, arricchendo gli interni con maschere e decorazioni prospettiche. Anche il cortile fu rinnovato con un raffinato e maestoso loggiato su cui campeggia lo stemma di famiglia.
Dal 1871 Palazzo De Mari è la sede ufficiale del Municipio di Acquaviva delle Fonti.
In quell'anno, l'antico "Palazzo del Principe" venne acquisito dal patrimonio comunale per essere adibito a uffici e servizi pubblici, cambiando definitivamente la sua storica funzione da dimora nobiliare e feudale a cuore amministrativo e civico della comunità.

LA CATTEDRALE DI SANT’EUSTACHIO E IL PALAZZO VESCOVILE
Di fronte al Palazzo di Città sorge la Cattedrale di Sant’Eustachio, una delle quattro storiche basiliche palatine della Puglia. Edificata a partire dal 1529 e consacrata nel 1623, la chiesa fonde armoniosamente lo stile romanico con raffinati influssi rinascimentali.
All’esterno, la facciata è dominata da un grande portale sostenuto da due leoni in pietra, sormontato da un bassorilievo che narra la conversione del Santo. Più in alto spicca un meraviglioso rosone rinascimentale, mentre al vertice svetta la statua della Vergine Maria, protettrice della città. Internamente, lo spazio appare arioso e colorato, scandito da archi e volte slanciate. Il vero gioiello è l'elegantissima cripta, sorretta da colonne in marmo e impreziosita da stucchi policromi.
Collegato alla Cattedrale si trova il Palazzo Vescovile, progettato nell'Ottocento dal celebre architetto Luigi Castellucci. Al suo interno sono custoditi la biblioteca e l'archivio diocesano, che conservano preziosi codici liturgici e le opere del maestro compositore Ottavio Festa.

I SIMBOLI DELLA CULTURA: LA CASSARMONICA E L'OSSERVATORIO
Piazza Vittorio Emanuele è dominata dall'imponente Cassarmonica in cemento armato che, dal 1907, accoglie i visitatori con la sua grande cupola sorretta da otto colonne. Il frontone è impreziosito da una scultura di Santa Cecilia, mentre i capitelli ospitano i profili dei più grandi musicisti pugliesi. Al di sotto l’anno di fine costruzione MCMXXX (1930) e la storica iscrizione latina “Laetare et disce” (Divertiti e impara).
A pochi chilometri fuori dal centro abitato, si trova, infine, l'Osservatorio Astronomico “G. Galilei”. Gestita da un’associazione astrofili – che riunisce professionisti e appassionati – la struttura è un vivo punto di riferimento per la divulgazione e la didattica scientifica sul territorio.

 

UN PAESAGGIO SCOLPITO DALL'ACQUA E DALLA PIETRA
Adagiata sulla bassa Murgia barese e sospesa tra la costa adriatica e quella ionica, sorge Acquaviva delle Fonti. Questa cittadina deve il suo nome evocativo a un immenso tesoro nascosto: una grandiosa falda acquifera sotterranea che si estende dal centro storico fino ai piedi della collina di Salentino, irrigando idealmente una terra ricca di storia, natura e meraviglie geologiche.
Il territorio di Acquaviva è un affascinante mosaico naturale che varia dai 200 metri di altitudine del nord pianeggiante fino a superare i 430 metri nelle propaggini collinari del sud. Questo profilo, apparentemente dolce, è interrotto dai suggestivi segni del carsismo: le lame, ovvero antichi letti di fiumi ormai asciutti (come la Lama Baronale), oggi culle di una rigogliosa macchia mediterranea, e le doline, caratteristici imbuti naturali che si aprono nel terreno.
Il clima mediterraneo accompagna la vita del territorio con estati secche, rinfrescate da piacevoli serate (17-23 °C) e occasionali temporali pomeridiani, e inverni freschi. Se l'autunno e l'inverno portano con sé suggestive nebbie, è con le correnti fredde dai Balcani che il paesaggio si svela in una veste insolita, grazie alle nevicate favorite dall'umidità del Mar Adriatico.

CUSTODI DI BIODIVERSITÀ: I POLMONI VERDI DEL TERRITORIO
La natura ad Acquaviva è protetta e preziosa, custodita in due aree di altissimo valore ambientale.
Il Bosco di Mesola, un Sito d'Interesse Comunitario (SIC) di circa 3000 ettari che unisce i comuni di Acquaviva, Cassano e Santeramo. È un polmone verde caratterizzato da un'elevata biodiversità, fenomeni carsici e importanti tracce storiche.
L'Oasi Gioacchino Carone, un piccolo ma fondamentale avamposto di 2,5 ettari gestito dal WWF Italia lungo la Lama Baronale. Questo bosco è un vero paradiso per il birdwatching, celebre soprattutto perché ospita il raro falco grillaio.

CURTOMARTINO: UN VIAGGIO NEI SOTTERRANEI DELLA STORIA
A circa 6 km dal centro abitato, in aperta campagna, l'area di Curtomartino rappresenta un unicum archeologico e speleologico per l'intera Murgia. Si tratta di un sito risalente al Paleolitico che concentra in sé i tratturi della transumanza, un osservatorio astronomico, boschi di pregio e un antico sistema di cisterne pubbliche per la raccolta dell'acqua piovana.
Il vero gioiello custodito in quest'area è la Grotta di Curtomartino, la quarta per importanza speleologica in Puglia. Sebbene la parte attualmente alla luce sia solo una minima frazione di un immenso sistema ancora da esplorare, il suo interno incanta i visitatori con uno spettacolo mozzafiato creato dallo stillicidio millenario dell'acqua: pareti decorate da panneggiamenti calcarei, candide stalattiti, tozze stalagmiti e possenti colonne nate dalla fusione di millenni, che danno vita a forme, colori e dimensioni di straordinaria suggestione.

 

LA PIETRA: ANIMA ANTICA, CUSTODE DI STORIA
La pietra calcarea è l’elemento che più di ogni altro caratterizza il paesaggio del GAL Sud Est Barese e dell'intero territorio pugliese. Si tratta di una materia prima antica che conserva intatta la sua autenticità; grazie alla sua storia e a una nobile conservazione, è un materiale unico, capace di trasmettere l'emozione profonda di un ritorno al passato, quasi a voler immortalare la storia stessa. Mentre i banchi calcarei più profondi offrono solidità, quelli superficiali e più morbidi vengono scelti e utilizzati per l'estrazione di una pietra ideale per dare vita a sculture e raffinate decorazioni.

MANI SAPIENTI: L'ARTE SENZA TEMPO DELLO SCALPELLINO
È qui che entra in gioco il talento locale: guidate da uno scalpellino, le mani sapienti degli artigiani trasformano la pietra grezza in vere e proprie opere d’arte, segno distintivo dell’artigianato artistico del territorio.
Negli ultimi anni si è assistito a un felice ritorno d’interesse verso la lavorazione di questo materiale, riscoperto sia nell'architettura che nella creazione di oggetti quotidiani.
Il processo avviene ancora oggi quasi interamente a mano, custodendo metodologie tramandate di generazione in generazione. Con l'uso di vecchi arnesi del mestiere come lo scalpello, la sega, la pialla e la raspa, tutto è affidato all'abilità e alla creatività dell'artigiano, capace di plasmare oggetti unici nel loro genere: dai piccoli portacenere ai tavolini, fino alle sculture più complesse.

 

LA CIPOLLA ROSSA DI ACQUAVIVA DELLE FONTI: LA REGINA DOLCE DELLA MURGIA
Conosciuta tradizionalmente in dialetto come la cepodde, la cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti è una vera e propria celebrità della cucina mediterranea. Questo straordinario bulbo ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di Presidio Slow Food, un titolo che ne corona l'eccellenza biologica e ne tutela la coltivazione, legata a un filo doppio con la storia e l'identità del territorio pugliese.

UN LEGAME VISCERALE CON LA TERRA E LA STORIA
Già nel corso dell'Ottocento la sua fama superava ampiamente i confini regionali, come testimonia un prezioso scritto del 1875:
"Il suolo è fertilissimo in olio, grano, anice, comino, mandorle, biade e legumi. Vuolsi notare che fra i ricolti, onde maggiormente si avvantaggia la classe agricola è quello delle cipolle, ricercatissime anche da lontane regioni, essendo prodotto speciale di una parte di questo suolo, che le rende preferibili a quante ne producono altri terreni" (Storia della Chiesa Palatina di Acquaviva delle Fonti).

IDENTIKIT DI UN'ECCELLENZA: FORMA, COLORE E GUSTO
A prima vista, la cipolla di Acquaviva si distingue per la sua tipica forma schiacciata, che ricorda un grosso disco dallo spessore di appena 2-3 centimetri ma largo fino a una spanna. Si tratta di un bulbo dalle dimensioni decisamente generose, tanto da arrivare a pesare circa 500 grammi.
Anche l'aspetto cromatico è affascinante: la buccia esterna sfoggia infatti una magnifica tonalità tra il rosso carminio e il violaceo, che sfuma progressivamente verso l'interno fino a svelare un cuore candidamente bianco.
La sua dote più celebrata, però, resta senza dubbio il sapore, caratterizzato da una straordinaria e finissima dolcezza che la rende squisita e perfettamente digeribile anche quando viene consumata totalmente a crudo.
Oggi la produzione è rigorosamente circoscritta al solo comune di Acquaviva delle Fonti (in provincia di Bari). La coltivazione segue i ritmi lenti della tradizione: la semina avviene a settembre (all'imbrunire e a luna calante), mentre la raccolta si concentra tra i primi giorni di luglio e agosto.

IL CECE NERO DELLA MURGIA: L'ORO RUSTICO NATO DALLA PIETRA
L'altopiano della Murgia Carsica, che si estende fiero a sud-est di Bari, è una terra dal fascino antico e severo. Caratterizzato da un suolo roccioso e storicamente avaro d'acqua, questo territorio ha visto per secoli l'ingegno dei contadini adattarsi alle sue condizioni.
Accanto alle grandi coltivazioni tradizionali come vigneti, mandorleti e uliveti, le famiglie locali piantavano legumi e cipolle per il proprio sostentamento e per i mercati di paese.
È in questo contesto che è custodito un legume unico nel suo genere: un cece rugoso, dal colore nerissimo e dal sapore intenso, il cece nero, Presidio Slow Food, celebrato ogni anno durante tradizionale sagra autunnale.

FORZA, RESISTENZA E I RITMI DELLA TERRA
Originario di Cassano delle Murge, oggi questo eccezionale legume viene coltivato con passione in un'area protetta che unisce i territori di Cassano, Acquaviva delle Fonti e Santeramo in Colle.
La caratteristica più straordinaria del cece nero è la sua incredibile resilienza: è una varietà estremamente rustica, capace di adattarsi perfettamente alle avversità atmosferiche. Non teme i rigori del freddo invernale e tollera la siccità estiva a tal punto da richiedere interventi di irrigazione solo in casi di estrema rarità.

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